Il pallone di Napoleone

Nel 1804 in Francia dopo il re arrivò un imperatore. Fu il momento più alto della parabola di Napoleone e tra i più significativi della storia francese: nella patria della rivoluzione nasceva una nuova corte, una nobiltà basata sul merito. L’incoronazione fu un evento da celebrare in maniera memorabile, richiamando per magnificenza e simbolismo quella di Carlo Magno e del Sacro Romano Impero. Con la volontà dunque di rendere sacra quell’incoronazione, Napoleone invitò l’anziano Pio VII a muoversi da Roma alla volta di Parigi.

L’atmosfera presente nella cattedrale di Notre-Dame, quel 2 dicembre, è ben impressa nella tela di Jacques-Louis David: tutti gli sguardi si concentrano sulla corona, che Napoleone tiene alta nelle mani e sta per posare sulla testa della moglie Giuseppina. Papa Pio VII seduto sulla destra benedicente è quasi impotente di fronte al gesto dell’Imperatore, tanto che quest’ultimo gli dà anche le spalle. Napoleone, al centro della scena, appare in atteggiamento quasi sacrale e il classicismo dell’ambiente che lo circonda richiama i fasti e le glorie dell’Impero romano.

La sera del 16 dicembre all’Hotel de Ville, la coppia imperiale diede un ricevimento sfarzoso, allietato da musica, balli e fuochi. Ma l’evento clou doveva ancora arrivare: tra gli applausi degli invitati ecco apparire un gigantesco pallone aerostatico, adornato di drappi e bandiere, rivestito di una rete di seta, e con una navicella a forma di corona imperiale illuminata da tremila lampioncini. Era l’opera del colonnello Garnerin, aeronauta privilegiato dell’imperatore di Russia e ordinario del governo francese, che con quella mongolfiera aveva già volato su San Pietroburgo. Fu lui stesso, prima di lasciare andare il pallone, ad appendere all’interno della navicella una lettera che ne avrebbe certificato il volo.

Sopra c’era scritto: “Il pallone portatore di questa lettera si è innalzato da Parigi la sera del 25 frimale (16 dicembre, secondo il calendario rivoluzionario), per opera del signor Garnerin, aeronauta privilegiato di S.M. l’Imperatore di Russia, ed ordinario del Governo Francese, nella circostanza della festa data dalla città di Parigi a S.M. l’Imperatore Napoleone. Quelli che troveranno questo pallone, sono pregati di averne cura e di ragguagliare il signor Garnerin sul luogo in cui è disceso”.

Appena liberata, la mongolfiera spinta da un vento violentissimo venne trascinata subito lontano, verso sud. L’aerostato percorse 1200 chilometri in poco più di 20 ore, superando le Alpi e scendendo lungo la penisola; si abbassò nelle vicinanze di Roma, sfiorando il rudere sulla via Cassia comunemente noto come Tomba di Nerone. Nell’urto la mongolfiera perse il pomo della cima sulla quale era posta la riproduzione della corona imperiale, triste presagio per il superstizioso imperatore, ed andò a cadere nel lago di Bracciano, nei pressi di Anguillara.

Una volta recuperato, il pallone fu trasportato a Roma ed esposto nelle Logge del Palazzo Vaticano fino a quando, nel 1814, tramontato l’astro napoleonico, finì nella Floreria Apostolica, luogo in cui venivano conservati i doni per i Pontefici. Rimase lì, chiusa dentro una cassa, per molti anni, finché nel 1978 Paolo VI, primo pontefice nella storia della Chiesa ad aver volato, la donò all’Aeronautica Militare, in previsione della costituzione dell’attuale Museo dove tuttora è conservata.

E lì, proprio sulle rive del lago dove era caduta, quella mongolfiera è testimone ancora oggi del primo tragitto aereo compiuto, anche se in assenza di equipaggio, tra Parigi e Roma e rappresenta, nonostante i danni del tempo, il più antico cimelio aeronautico che si conosca e l’unico superstite dell’epoca eroica delle mongolfiere.

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